memoria-liberaL’ Europa e l’Italia hanno preso provvedimenti per la lotta contro lo sfruttamento dei minori, soggetti a continui abusi.  Le disposizioni del decreto legislativo 4 marzo 2014, n. 39, in vigore dal 6 aprile 2014, incidono sugli obblighi dei datori di lavoro,  qualora decidano di avvalersi di personale che entrerà in contatto con ragazzi.

L’art. 2 del decreto aggiunge l’ art. 25-bis al D.P.R. 313/2002 (normativa sul casellario giudiziale).

Nello specifico, questa nuova disposizione  introduce un obbligo per tutti i datori di lavoro – con qualsiasi forma giuridica, comprese le associazioni e le organizzazioni – che intendano assumere personale (indipendentemente dalla tipologia del rapporto di lavoro, anche volontario) in attività professionali che comportino contatti diretti e regolari con minori.

Ciò per verificare l’assenza in capo al futuro lavoratore di condanne per questi reati previsti dal Codice penale:

  • prostituzione minorile
  • pornografia minorile
  • turismo sessuale
  •  adescamento dei minorenni

evitando sanzioni interdittive all’esercizio di attività che comportino contatti diretti e regolari con i minori (ex art. 600-septies).

Il datore che non adempie a tale obbligo, è soggetto ad una sanzione pecuniaria amministrativa compresa tra 10 mila e 15 mila euro.

In queste ore il ministero della Giustizia ha emanato le prime istruzioni ai Tribunali affinché sappiano come comportarsi di fronte alle richieste che perverranno.

Il ministero del Lavoro ha confermato a Confcooperative che ha in preparazione una prima circolare applicativa. Essa chiarirà che:

  • il nuovo obbligo scatta solo sulle nuove assunzioni, non c’è nessuna retroattività normativa
  • è il datore di lavoro che richiede il certificato, anche se la legge parla di soggetto che intende impiegare
  • comprovare l’intenzione è un concetto che va meglio circostanziato
  • le attività soggette a quest’obbligo sono solo quelle dirette e continuative con i minori, non incidentali e/o parziali e/o miste.