Si è tenuto il 23 ottobre a Napoli, presso la Basilica dell’Incoronata Madre del Buon Consiglio, via Capodimonte 13, a partire dalle ore 10.00, l’evento pubblico “Fuori posto: il lavoro dove non te lo aspetti”, proposto da Confcooperative Federsolidarietà Campania per riflettere con le istituzioni e le parti sociali sull’importanza delle cooperative sociali di inserimento lavorativo – cosiddette di tipo b – nelle comunità territoriali. A disciplinare questo tipo di imprese è la legge 381 del 91, recepita a livello regionale con la legge 10 aprile 2015, n. 7.  Obiettivo del convegno era focalizzare l’attenzione sul lavoro, sull’inclusione delle persone più fragili e sugli strumenti che la Pubblica Amministrazione ha a disposizione per sostenere questo tipo di imprenditoria, una volta che ne ha riconosciuto la forza e la valenza.

Ha aperto i lavori Giovanpaolo Gaudino, presidente Confcooperative Federsolidarietà Campania: “C’è bisogno di una visione condivisa sull’inserimento lavorativo delle persone che la legge definisce svantaggiate. Ad oggi, in Campania, la maggior parte delle cooperative di tipo b opera nel privato, ma riteniamo sia fondamentale la sinergia con il pubblico per mettere a sistema strumenti, tutti di natura normativa, già esistenti, che consentono a questo tipo di imprese di crescere. Da qui il nostro lavoro politico sindacale per giungere a strade condivise con le istituzioni”.

Sulla stessa linea il presidente di Confcooperative Campania, Antonio Borea, che ha sollecitato una maggiore collaborazione tra le parti sociali: “Noi che agiamo dal basso abbiamo l’obbligo di spingere una nuova visione di Paese, consapevoli delle sfumature dei territori nei quali operiamo”.

Disponibilità è stata espressa dall’assessore al Lavoro della Regione Campania, Sonia Palmeri, che si è detta favorevole ad una convenzione quadro per l’esternalizzazione di assunzioni di lavoratori disabili presso le cooperative sociali di tipo b, art. 14 legge n. 68 del 1999.

Cuore del convegno il racconto delle fragilità, così come declinate dalla normativa, e le soluzioni che le cooperative offrono sui diversi territori, in diversi comparti. I relatori, tutti coinvolti nell’accompagnare nel quotidiano i più deboli hanno portato la loro testimonianza. S.E. mons. Pasquale Cascio, delegato Conferenze Episcopale Campana per la Pastorale carceraria: “Un detenuto che sconta la pena ed esce dal carcere non trovando un lavoro onesto non sarà mai un uomo libero. Le cooperative sociali intervengono in questo frangente ed anche prima, entrando nelle case circondariali e stemperando tensioni”. Antonio D’Amore, direttore generale Asl Napoli 2 Nord, intervenendo su salute mentale e PTRI, ha sottolineato: “Il paziente psichiatrico ha bisogno delle cooperative di tipo b, i PTRI sono uno strumento essenziale e l’esistenza della cooperazione sociale è una benedizione”. Daniele Romano, presidente FISH Campania: “La cooperazione sociale fa del dopo di noi una realtà, attraverso il lavoro. Favorevoli alla convenzione ex art 14 ma siamo convinti che il mondo profit debba assumersi la responsabilità dell’inserimento delle persone disabili”. A chiudere i lavori il Presidente di Confcooperative Federsolidarietà, Stefano Granata:La cooperazione sociale di inserimento lavorativo è l’essenza della cooperazione sociale, ma essendo una via collettiva di rigenerazione economica, necessita di mezzi”. Hanno raccontato la loro esperienza: la cooperativa sociale l’Approdo, la cooperativa sociale Il germoglio, la cooperativa sociale Al di là dei sogni, la cooperativa sociale Ambiente solidale, la cooperativa sociale Stalker e la cooperativa sociale Officina dei talenti.