Il ruolo della contrattazione collettiva e della sottoscrizione dei contratti di categoria da parte dell’Alleanza delle Cooperative torna ad occupare un posto centrale all’interno della giurisprudenza italiana. La sentenza della Cassazione Lavoro n. 4951/2019 ha rimarcato l’applicazione al socio lavoratore dei minimi retributivi previsti dai CCNL leader del settore cooperativo. Si tratta di un nuovo tassello di cui tener conto nelle azioni di contrasto al dumping contrattuale. Nei suoi passaggi, la sentenza sottolinea anche che “in presenza di una pluralità di contratti collettivi della medesima categoria, le società cooperative che svolgono attività ricomprese nell’ambito di applicazione di quei contratti di categoria, applicano ai propri soci lavoratori, ai sensi dell’articolo 3, comma 1, della legge 3 aprile 2001, n. 142, i trattamenti economici complessivi non inferiori a quelli dettati dai contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni datoriali e sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale nella categoria”. E per i CCNL leader – come più volte chiarito dal ministero del Lavoro e dall’Ispettorato nazionale del Lavoro – si intendono quelli sottoscritti da Agci, Confcooperative, Legacoop e Cgil, Cisl e Uil.

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